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| La pirateria informatica in uno studio del CNR |
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Le vittime dell’arrembaggio sono le case discografiche e cinematografiche ma, ancor prima, è il diritto d’autore a subire il maggior danno |
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Una indagine del Cnr di Pisa sulla pirateria on line: “L’industria discografica vede sparire dai suoi “forzieri”, oltre 60 milioni di euro all’anno, almeno un quarto del mercato”.
Nel secondo numero della nostra rivista, abbiamo dato conto del fenomeno della pirateria per mare dei pisani nel medioevo. Ben altro business, senza però spargimento di sangue, è quello della pirateria on line. Questa volta, le vittime dell’arrembaggio sono le case discografiche e cinematografiche ma, ancor prima, visto che in molti non provano “compassione” per le multimilionarie mayor, è il diritto d’autore a subire il maggior vilipendio non arginato da una legge in materia la n° 633 che risale addirittura al 1941. Niente male, se pensate, tanto per utilizzare una facile metafora, che dalla carta carbone, si è passati allo scanner, al masterizzatore, ad internet senza fili e soprattutto senza confini. E chi vuole issare la bandiera Silver Jack (teschio bianco s sfondo nero) lo può fare da casa propria e solcare i mari infiniti di internet.
Che ruolo gioca dunque in tutto questo, il Cnr con il dipartimento pisano dell’Istituto di Informatica e Telematica (IIT)? Potrebbe sembrare fin troppo semplice il ruolo che si sono ritagliati i ricercatori pisani e cioè quello di sapere, almeno, a quanto ammonta il bottino dei pirati on line. In realtà i dati sono l’essenziale base da cui partire per porre un freno alla pratica della pirateria visto che a debellarla non ci riuscì neppure, nell’800, la flotta britannica che, anzi, in qualche modo vi si alleò. Prima di addentrarci nello studio del Cnr, a testimonianza di quanto sia difficile arginare il fenomeno, anche grazie a leggi permissive o meglio, poco adeguate ai tempi tecnologici, l’ultima novità arriva dalla Svezia ed è la versione piratesca di You Tube e si chiama per l’appunto The Pirate bay: è un sito che aiuta gli internauti a tracciare film, video, album musicali e quindi poi scaricarli grazie ad un programma chiamato “bit torrent”. E se le autorità e le forze dell’ordine hanno difficoltà a far rispettare le regole etiche, sociali e pedagogiche su un sito iper ufficiale come quello di You Tube, immaginiamoci cosa potrebbe passare per quel sito svedese.
Veniamo dunque ai dati raccolti dall’Iit del Cnr di Pisa (contenuti anche nell’ultimo numero della loro pubblicazione Focosi.It) che si sdoppiano tra la così detta pirateria fisica e materiale e cioè con la masterizzazione dei cd e dvd e poi, quella on line.
Si parla di 60 milioni di euro e cioè un quarto abbondante di tutto il mercato discografico italiano. Tanto vale l’industria della pirateria musicale nel nostro paese: un settore saldamente nelle mani della criminalità organizzata che - nonostante la raffica di denunce, sequestri e arresti - regala al Belpaese un poco invidiabile posto nella “top-ten” mondiale delle nazioni più vessate dal business delle copie contraffatte o “scaricate” da Internet. |
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Secondo i dati diffusi dall’Fpm (la Federazione contro la pirateria musicale), nel corso del 2006 le forze dell’ordine hanno sequestrato oltre due milioni fra cd e dvd, arrestando 389 persone e denunciandone 1.104; 25 le centrali di masterizzazione (vere e proprie “fabbriche” di musica pirata) sgominate. “Le stime appaiono in leggera flessione rispetto al 2005 (1.189 denunce e 519 arresti), segno dell’efficacia delle nuove tecniche di investigazione e repressione”, spiega Paolo Gentili, dell’Iit-Cnr. Cresce invece il numero di masterizzatori (da 1.509 a 1.702) e dvd (da 930.973 a 1 milione e 4.948) posti sotto sequestro. “Ma nel bilancio complessivo pesa una rete sempre più capillare di venditori abusivi che – sotto il controllo del crimine organizzato – arriva nel Mezzogiorno a gestire fino al 40 per cento del mercato”. Secondo Fpm, la pirateria in Italia si consuma soprattutto nelle rivendite ambulanti (59%), seguite dai privati (16%), centrali di masterizzazione (14%) e negozi musicali (7%). C’è da dire, però, che su questo fronte un giro di vite c’è stato grazie all’intervento delle forze dell’ordine che solitamente si muovono su denuncia delle associazioni di categoria dei commercianti molto solerti, in questo caso, visto che si tocca direttamente il loro portafogli, nel chiamare le polizie municipali o le forze dell’ordine, per far togliere l’odiato tappetino all’extracomunitario di turno.
Nel complesso, la pirateria in Italia rappresenta da sola una cifra da capogiro e cioè un quarto dell’intero mercato musicale al quale sottrae risorse per 60 milioni di euro con l’inevitabile evasione dell’iva e ridotto incasso da parte dell’erario. L’Ifpi (l’organizzazione che rappresenta a livello mondiale l’industria discografica) colloca il nostro Paese nella lista delle dieci nazioni più vessate dal fenomeno (al primo posto in Europa occidentale), per quanto lontano dalle punte di Indonesia (dove l’88% del mercato è nelle mani del crimine), Cina (85%), Russia (67%) o Grecia (50%).
A fianco della pirateria “fisica”, spopola il download illegale di musica via Internet tramite i circuiti “peer to peer”: quasi sempre in grado di anticipare la diffusione dei brani musicali prima ancora che arrivino negli scaffali dei negozi.
Il peer to peer non è altro che una catena di “santantonio” fatta da computer messi in connessione uno con l’altro in modo da evitare server fissi e quindi con gravi difficoltà di individuazione della fonte iniziale della catena dei download. Questa pratica è in alcuni casi deleteria anche per alcuni particolari situazioni in cui qualcuno veda sbattuti i propri dati sensibili e di privacy nella rete.
Ritornando ai dati della pirateria on line, le cifre, a livello mondiale, parlano di 20 miliardi di brani musicali scaricati l’anno e punte di 10 milioni di utenti attivi contemporaneamente. Sul tema “Focus .it – newsletter del Registro del ccTLD .it” ha raccolto il parere autorevole di Luca Barbero, esperto di diritto della proprietà intellettuale, a commento del recente pronunciamento della Corte Costituzionale che ha assolto due giovani, accusati di aver creato una rete per scambiare musica con altri utenti: attività ritenuta legittima non essendo finalizzata a scopi di lucro. |
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Un provvedimento non senza conseguenze che, di fatto, fa dormire sonni più tranquilli ai pirati “domestici”.
Sul tema della pirateria musicale e, più in generale, delle tendenze che stanno attraversando il mercato della musica in Italia - fortemente segnato dall’avvento delle nuove tecnologie - il Registro riporta anche il parere di Elio e le Storie Tese che hanno già giocato d’anticipo, proponendo sul web modalità inedite per il download della loro produzione musicale a prezzi abbordabilissimi, e di Luca Sofri, giornalista legato al mondo di Internet.
Che il fenomeno sia però difficilmente arginabile è dimostrato anche dalla lista stilata dall’autorita statunitense di controllo della pirateria on line che ha classificato le prime 25 università i cui studenti utilizzano i potenti server istituzionali per scaricare illegalmente materiali multimediali.
Carlo Venturini
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