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L'Icona di Dio. Il Museo Bigazzi di Peccioli
Di Sergio Guiggi
 
Nell’Ortodossia il culto di Dio, di Cristo, della Vergine e dei santi avviene tramite immagini sacre che prendono il nome di icone (la parola “icona” deriva dal greco eikon che significa “immagine”).
Il culto può essere personale, domestico, oppure aver luogo nelle chiese.
 
 
 
 



Madre di Dio del Segno, XVIII sec.

Nell’Ortodossia il culto di Dio, di Cristo, della Vergine e dei santi avviene tramite immagini sacre che prendono il nome di icone (la parola “icona” deriva dal greco eikon che significa “immagine”).
Il culto può essere personale, domestico, oppure aver luogo nelle chiese. Le icone per uso personale possono avere dimensioni anche molto ridotte: le producevano i monasteri per i fedeli a ricordo dei pellegrinaggi e rientrano nel novero delle icone cosiddette “da viaggio”, che avevano un formato tale da renderne agevole il trasporto all’interno di borse o vestiti. A queste si aggiungono le icone “domestiche”, le cui misure più diffuse si aggirano sui 20 x 30 cm e corrispondono alle misure delle icone da leggio: esse vengono collocate sulle mensole, in particolare nel cosiddetto “angolo bello” della casa russa tradizionale. L’angolo bello è lo spazio interno posto fra la parete laterale e quella della facciata, ben illuminato poiché le due pareti che lo formano hanno le finestre: qui viene collocato un tavolo con una tovaglia, sopra vengono affissi il lume e le mensole con appoggiate le icone. L’angolo bello vedeva celebrare i momenti più significativi dell’anno o della vita. Veniamo alle icone per la chiesa: hanno un formato più grande e spesso compongono l’iconostasi, parete formata da più registri di icone che separa il presbiterio dallo spazio per i fedeli e presenta tre aperture, di cui quella centrale costituita dalle “porte regali”.
L’icona ha sviluppato e fuso i concetti di bello e di sacro: è come se tramite il bello ci si avvicinasse a Dio. La pienezza dell’icona tradizionale era costituita da una ricca serie di elementi simbolici che rimandavano ad altrettanti significati teologici: l’uso dell’oro in foglia, la scelta e la stesura dei colori. L’iconografo, allorché si accingeva a dipingere, doveva seguire preghiere e digiuni. Ne conseguiva alla fine non una bellezza terrena, come poteva essere quella dei dipinti profani, ma divina. L’icona, più che una raffigurazione, era un’estrinsecazione del sacro.
Anche le raffigurazioni di contenuto religioso dell’Europa occidentale erano state influenzate, nei primi secoli del cristianesimo, dai modelli bizantini. Immagini severe, possenti e celestiali ad un tempo facevano bella mostra di sé anche nelle nostre chiese e possiamo trovarne in gran numero ancor oggi.
Il Museo delle Icone Russe di Piccioli, gestito dalla “Fondazione Peccioli per l’Arte la Cultura e la Solidarietà”, ha visto la luce nell’anno 2000. Il noto giornalista fiorentino Francesco Bigazzi, attualmente addetto cultura e stampa presso il Consolato Generale d’Italia a San Pietroburgo, donò al Comune di Peccioli la sua collezione di circa sessanta icone, risalenti in gran parte all’Ottocento - inizio Novecento, ma con alcuni pezzi, molto interessanti, anche del Settecento. Dato che il 2000 era l’anno del Giubileo, si pensò che l’occasione potesse essere quella giusta per creare un museo che divenisse un punto di incontro, e di dialogo, fra i cristiani occidentali e orientali, dei quali le belle immagini sarebbero state un trait d’union culturale e spirituale.
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Queste idee ecumeniche sono state fra l’altro sviluppate in due degli annuali colloqui internazionali che il Museo delle Icone organizza in collaborazione con l’Amministrazione Comunale.



Museo Bigazzi, in laboratorio

L’altra idea, a cui abbiamo già accennato, era quella di potersi confrontare, ex novo, con una sensibilità e un’arte che da noi si ritenevano definitivamente superate, sin dai tempi di Giotto. Tutto ebbe inizio, già all’epoca dell’inaugurazione del museo, con un fatto abbastanza singolare ed emblematico: alcuni sacerdoti ortodossi, che per l’occasione erano venuti a Peccioli, fecero una visita alla Propositura di San Verano, dove rimasero stupendamente colpiti dalla presenza di due tavole: una “Madre di Dio con il Bambino” e un “San Nicola con scene della vita”, risalenti entrambi al XIII sec. Queste due opere sono state esposte al Museo Ermitage di San Pietroburgo nel 2002 e a Pisa al Museo di San Matteo lo scorso anno. L’ammirazione dei due uomini di chiesa, che subito sentirono la necessità di recitare un ufficio divino davanti alle due immagini, fece comprendere a tutti come due mondi all’apparenza così lontani avessero delle radici comuni. La Madre di Dio con il Bambino segue la tipologia dell’Odighitria, alla lettera “colei che indica la via”: la Vergine con la mano destra indica la “via”, ossia il bambino, assiso sul braccio sinistro. Si tratta di una tipologia antichissima, originaria di Bisanzio e risalente ai primi secoli del cristianesimo: secondo la tradizione questa immagine sarebbe stata dipinta, in primis, dall’evangelista Luca (è la stessa raffigurazione della Madonna di San Luca, conservata nell’omonimo santuario nei pressi di Bologna). San Nicola di Myra, vissuto tra il III e il IV sec., da noi meglio conosciuto come San Nicola di Bari, dato che le sue reliquie sono conservate nel capoluogo pugliese, è un santo molto venerato in tutto il mondo ortodosso, e in particolare in Russia, dove gli vengono attribuiti poteri taumaturgici in grado di liberare da qualsiasi tipo di sofferenza. Nelle due “icone” pecciolesi si nota, rispetto alle icone russe, oltre ad una vicinanza tipologica, una certa somiglianza nelle tecniche pittoriche e nella preparazione della tavola.
Lo studio dell’icona, che tanti sostenitori ha ormai in Italia, ha fatto sì che a Peccioli venisse fondata, nel 2002, una Scuola Internazionale e Laboratorio di Restauro di Icone Russe. Alcune icone della collezione Bigazzi avevano bisogno di interventi conservativi e quelle in buono stato di conservazione di essere monitorate. La scuola e il laboratorio sono sorti in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. Sotto la guida di esperti russi, e conformemente alle più moderne acquisizioni in questo campo, si sono cominciati i primi restauri: consolidamento, pulitura, reintegrazione pittorica. La crescente richiesta da parte di antiquari e collezionisti ha fatto sì che si restaurassero anche le icone dei clienti privati.
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Inoltre, molti antiquari, clienti, studenti e allievi di accademie delle belle arti hanno richiesto di potersi specializzare in questa branca. Sono così cominciati i corsi di restauro, che vedono ancor oggi affluire allievi dalla Toscana ma anche dal resto dell’Italia. Alla fine del primo corso è stata inaugurata una mostra ed è uscito un interessantissimo catalogo delle opere restaurate con foto e didascalie delle tecniche usate. Oltre che nel restauro alcuni allievi hanno voluto specializzarsi nella pittura di icone: è stato così organizzato un corso di iconografia, tenuto dal maestro Rudolf Kesarev, durante il quale anche gli allievi principianti hanno raggiunto livelli di conoscenza ragguardevoli, tant’è che alcuni hanno continuato a produrre in proprio le loro icone. Un corso di iconografia è stato allora organizzato anche per i bambini ed ha avuto un successo tale da essere ormai giunto alla terza edizione.




San Nicola Taumaturgo, icona contemporanea di Rudolf Kesarev

Le icone della collezione Bigazzi, nel frattempo, sempre più richieste per l’allestimento di mostre temporanee, sono divenute “itineranti”: due mostre negli Stati Uniti (New York e Wichita nel Kansas), due in Sicilia, una a Milano, una a Roma, adesso in Veneto, prossimamente con ogni probabilità a Malta. Al museo si è così sentita la necessità di esporre altre collezioni mentre le icone di Bigazzi erano in trasferta. Altre opere hanno allora trovato spazio nel museo, e di volta in volta hanno presentato al pubblico degli appassionati nuove tipologie (alcune rarissime), nuove epoche, nuove scuole, nuove tecniche. I visitatori hanno potuto ammirare anche le icone di altre parti del mondo ortodosso: la Grecia, la Romania, i Balcani. Una mostra organizzata nel 2004 ha perfino proposto immagini del tutto inedite dell’Etiopia e del Caucaso. E non è mancata l’occasione per far luce sulla cultura di una delle correnti religiose russe ortodosse che conta moltissimi adepti anche ai nostri giorni: i “Vecchi Credenti”, coloro che, rifiutando nel XVII sec. le riforme del patriarca Nikon, erano rimasti legati alle tradizioni medievali della chiesa russa e ad un modo consolidato dal tempo di intendere la scrittura e la pratica ecclesiastica, nonché le stesse icone. Essi non accettano, ad esempio, le icone dipinte ad olio, in quanto “corrotte” dalle tecniche della pittura secolare. Tipiche della cultura dei Vecchi Credenti sono invece le icone di bronzo: centocinquanta sono state esposte in una mostra organizzata dal Museo delle Icone nel 2005. E’ stato realizzato anche un catalogo che è, a tutt’oggi, un’opera fondamentale fra quelle uscite in Italia su questo argomento.
Il museo resta aperto anche a manifestazioni artistiche di altro tipo: così come nel passato è stata organizzata una mostra sugli abiti alla corte di Luigi XIV, nel giugno prossimo prenderà il via una mostra di duecento saliere russe di epoca imperiale, preziose per i materiali, le tecniche di lavorazione, la ricchezza decorativa.
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Il polo museale pecciolese include allo stato attuale anche un Museo Archeologico, che conserva importanti reperti etruschi rinvenuti nel territorio circostante, ed un “museo a cielo aperto”, formato dalle installazioni che artisti contemporanei hanno realizzato a Peccioli e nelle frazioni. L’ 1 giugno prossimo aprirà un Museo di arte contemporanea con 283 fra incisioni e litografie che il medico pecciolese Vito merlini ha donato al Comune. Di prossima apertura è il Museo di Arte Sacra, dove sarà possibile ammirare, oltre alla “Madre di Dio” e al “San Nicola” menzionati sopra, altri dipinti preziosi ed arredi e paramenti sacri che per l’occasione saranno restaurati.
L’idea che Peccioli con il suo polo museale vuole suggerire ai visitatori è quella non di una cosa statica, ma di un laboratorio all’insegna del dinamismo, che diviene un’occasione di conoscenza e di continuo approfondimento.


Sergio Guiggi
laureto in russo con una tesi sulle agiografie di Giovanni da Rila nella tradizione bulgara medievale. È attualmente consulente presso la Fondazione “Peccioli Per” che gestisce il Museo delle Icone Russe “F. Bigazzi”. Ha la suo attivo traduzioni da lingue occidentali, slave, pubblicazioni di linguistica e la cura di cataloghi e brochures sull’iconografica.
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